Ritaglio di giornale con l'intervista a Clementina Forleo: "L'Anm ha omaggiato Sigfrido: è utile alla loro causa politica"

Quel vergognoso applauso dell’ANM a Sigfrido Ranucci

Il referendum è ormai alle spalle, ma resta intatta la gravità di quanto accadde durante la campagna referendaria: un’assemblea dell’Associazione nazionale magistrati trasformata nel palcoscenico di Sigfrido Ranucci, accolto da una platea di magistrati plaudente e gaudente.

Non fu una normale occasione di confronto. Fu una pubblica investitura politica, celebrata proprio mentre l’ANM conduceva la propria battaglia contro la riforma della giustizia.

Oggi il magistrato Clementina Forleo richiama quell’episodio e lo definisce per ciò che fu: l’utilizzo di un’aula della giustizia per un evento di parte, con il rischio di compromettere l’immagine di indipendenza e imparzialità della magistratura.

Ranucci era evidentemente considerato utile alla causa. E l’ANM lo omaggiò con una standing ovation che resta una delle immagini più imbarazzanti di quella campagna (insieme ai brindisi ed ai canti nel Tribunale di Napoli): magistrati che applaudivano entusiasti un giornalista assurto a simbolo politico, cancellando pubblicamente ogni distanza tra informazione militante, associazionismo giudiziario e lotta politica.

La figuraccia non è stata cancellata dal tempo. Al contrario, alla luce di quanto sta emergendo, dovrebbe imporre una riflessione seria a chi partecipò a quella celebrazione e a chi la organizzò.

L’Associazione per la Giustizia e il Diritto Enzo Tortora APS e il periodico Giustizia Giusta denunciano da sempre la pericolosa saldatura tra correnti della magistratura e giornalismo giudiziario: un circuito nel quale le procure alimentano le trasmissioni, le trasmissioni orientano l’opinione pubblica e l’associazionismo giudiziario applaude chi è funzionale alla propria battaglia politica.

L’indipendenza della magistratura non si difende organizzando ovazioni per gli amici della causa. Si difende rispettando la legge, mantenendo la necessaria distanza dalla politica e tutelando anche i magistrati che rifiutano di allinearsi al potere delle correnti.

Clementina Forleo ha avuto il coraggio di ricordare ciò che troppi oggi preferirebbero dimenticare.

Quell’applauso non fu soltanto inopportuno: fu la fotografia di una magistratura associata che aveva smesso di apparire imparziale e aveva scelto pubblicamente da che parte stare.

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