La nuova abitazione della famiglia a Palmoli, con i giornalisti a distanza

Palmoli, basta ostacoli: i bambini devono tornare a casa

L’Associazione per la Giustizia e il Diritto “Enzo Tortora” APS sottoscrive integralmente le durissime parole del sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli.

Quanto accaduto è inaccettabile. Giornalisti e troupe si erano allontanati, l’area era stata transennata e il Comune aveva adottato le misure richieste per tutelare sicurezza e riservatezza. Nonostante ciò, i servizi sociali hanno impedito il previsto incontro dei bambini con i genitori nella nuova abitazione, appellandosi ancora una volta a presunti impedimenti.

Dopo dieci mesi di separazione, ogni nuovo rinvio non rappresenta più una semplice inefficienza burocratica: diventa un ulteriore danno inflitto ai bambini.

Come denunciato anche dalle numerose analisi pubblicate da quotidiani quali Il Tempo e La Verità, questa vicenda mostra il volto inquietante di un sistema autoreferenziale, nel quale chi prende decisioni tanto invasive sulla vita dei minori e delle loro famiglie sembra non dover rispondere mai delle conseguenze del proprio operato.

Le criticità iniziali risultano superate da mesi. Il Comune e la comunità locale hanno offerto collaborazione e soluzioni concrete. L’Autorità garante per l’infanzia ha sollecitato il ritorno dei bambini. Eppure, ogni passo verso il ricongiungimento viene rallentato o bloccato.

Intanto, il Comune di appena 850 abitanti continua a pagare 7.500 euro al mese per la casa-famiglia: 75.000 euro in dieci mesi. Un sistema che prolunga la separazione, aggrava il disagio dei minori e genera costi enormi non può continuare a nascondersi dietro formule generiche come “sicurezza”, “privacy” e “superiore interesse del minore”.

Quando la cosiddetta tutela produce sistematicamente nuovi ostacoli al ricongiungimento, occorre avere il coraggio di riconoscere che qualcosa non sta funzionando.

Per queste ragioni chiediamo:

  • l’immediata sostituzione degli operatori dei servizi sociali incaricati del caso;
  • l’affidamento del percorso di ricongiungimento a un’équipe diversa, realmente indipendente e orientata al ritorno dei bambini in famiglia;
  • una verifica ispettiva sulle decisioni assunte, sui rinvii accumulati e sulle responsabilità di chi ha impedito l’incontro;
  • la rapida attuazione del ricongiungimento, senza ulteriori ostacoli pretestuosi.

Chi ha dimostrato di non essere più in grado di accompagnare questo percorso con equilibrio, umanità e imparzialità deve essere allontanato dalla gestione del caso.

La tutela dei minori non può trasformarsi in un potere incontrollabile esercitato contro la famiglia. Dopo dieci mesi di sofferenze e rinvii, basta ostacoli: i bambini devono tornare a casa.

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