Report e il segreto investigativo: i princìpi non sono interruttori
Quando il segreto investigativo viene violato a vantaggio di Report, si chiama giornalismo d’inchiesta. Quando le indiscrezioni riguardano Report, diventa improvvisamente uno scandalo.
Da anni Report costruisce una parte rilevante delle proprie inchieste su verbali, intercettazioni, brogliacci e atti investigativi che escono dalle procure prima ancora di essere vagliati in un processo. Materiale riservato, spesso presentato al pubblico insieme ad allusioni, insinuazioni e ricostruzioni suggestive, con conseguenze devastanti per la reputazione delle persone coinvolte.
Un metodo alimentato dalle veline provenienti dagli uffici giudiziari e, secondo accuse e sospetti più volte emersi nel dibattito pubblico, anche dalle sempre note “barbe finte”. Un sistema di rapporti opachi che meriterebbe da tempo di essere indagato e discusso, invece di essere celebrato automaticamente come “giornalismo investigativo”.
Oggi, però, quando il medesimo meccanismo colpisce Sigfrido Ranucci e la sua redazione, Report scopre improvvisamente la gravità della violazione del segreto investigativo, il danno reputazionale, l’uso parziale delle intercettazioni e il pericolo delle narrazioni distorte.
Benvenuti nel mondo delle persone che per anni sono state esposte alla gogna mediatica senza avere uno studio televisivo dal quale difendersi.
I princìpi non sono interruttori da accendere quando servono e da spegnere quando ostacolano un’inchiesta. Il segreto investigativo, la presunzione di innocenza, il diritto alla reputazione e il rispetto delle garanzie valgono per tutti: per Ranucci, ma anche per ogni cittadino trasformato in colpevole televisivo prima di una sentenza.
Chi ha costruito la propria immagine denunciando le querele come strumenti di intimidazione contro la stampa oggi ricorre alle querele contro altri giornalisti. Chi ha beneficiato per anni della circolazione illecita di atti riservati oggi denuncia la fuga di notizie.
Non è libertà di informazione. È la pretesa di stabilire unilateralmente chi possa pubblicare, chi possa accusare e chi, invece, debba soltanto subire.
Associazione per la Giustizia e il Diritto “Enzo Tortora”