La Costituzione della Repubblica italiana aperta all'articolo 52, attraversata da uno strappo rosso

La Costituzione non si difende a corrente alternata

Il Partito Democratico ama presentarsi come il custode della «Costituzione più bella del mondo». La invoca nelle piazze, nei comizi e in ogni polemica politica. Poi, però, con sorprendente frequenza, dalle sue file arrivano proclami che ne contraddicono apertamente principi e doveri.

Questa volta a parlare è stata Virginia Libero, presidente dei Giovani Democratici e vicina alla segretaria Elly Schlein, che dal palco della Festa nazionale dell’Unità ha dichiarato: «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre» e, soprattutto, «organizzeremo i disertori».

Parole gravissime, pronunciate non durante una conversazione privata, ma dal palco della principale manifestazione nazionale del PD.

La Costituzione, però, non è un menù dal quale scegliere soltanto gli articoli più convenienti. L’articolo 11 stabilisce che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali. Ma l’articolo 52 afferma altrettanto chiaramente che «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino».

Ripudiare la guerra di aggressione non significa rinnegare il diritto-dovere di difendere la comunità nazionale. E il pacifismo non può trasformarsi nell’esaltazione della diserzione, cioè nell’invito a sottrarsi ai doveri previsti dall’ordinamento proprio nel momento di maggiore pericolo per il Paese.

È troppo facile proclamarsi difensori della Costituzione quando serve ad attaccare l’avversario politico e dimenticarla quando entra in conflitto con la propaganda del momento. La Carta costituzionale si rispetta interamente, non a giorni alterni e non secondo la convenienza della segreteria di partito.

Ancora più grave è il silenzio di chi ascoltava. Nessuna contestazione, nessuna immediata presa di distanza, nessun richiamo alla responsabilità istituzionale. Non basta liquidare successivamente quelle parole come una posizione personale: chi guida l’organizzazione giovanile di un grande partito nazionale parla da un ruolo politico preciso e se ne assume la responsabilità.

L’Associazione per la Giustizia e il Diritto “Enzo Tortora” APS chiede a Elly Schlein e alla dirigenza del Partito Democratico di chiarire pubblicamente e senza ambiguità: il PD riconosce integralmente l’articolo 52 della Costituzione oppure ritiene accettabile che, dal palco della Festa dell’Unità, si annunci l’organizzazione della diserzione?

Non si può agitare ogni giorno la Costituzione come una bandiera morale e poi calpestarla quando non coincide con la propria narrazione politica.