Verità per Regeni: Cambridge deve rispondere. Londra non può restare ai margini
Sin dall’inizio, sulle pagine di Giustizia Giusta, abbiamo sollevato un interrogativo scomodo: l’attività di Giulio Regeni poteva essere stata utilizzata, anche a sua insaputa, per interessi britannici estranei alla ricerca accademica? È un’ipotesi che richiede prove, ma che non può essere liquidata per rispetto del prestigio di un’università.
L’articolo di Fausto Biloslavo riporta l’attenzione sulle reticenze contestate a Cambridge e sulle scelte dei referenti accademici di Giulio. Il nome Cambridge non deve essere uno scudo contro domande e verifiche.
Chiediamo che la magistratura italiana approfondisca il ruolo dell’ateneo e di chi organizzò e seguì la ricerca, acquisendo ogni elemento utile e valutando eventuali responsabilità sulla base delle prove. Chi conosceva i rischi? Quali istruzioni furono date? Quali precauzioni furono adottate?
E chiediamo al Governo italiano di esercitare una pressione diplomatica concreta sul Governo britannico, per ottenere piena collaborazione, documenti e risposte verificabili. La tutela di un cittadino italiano deve pesare più degli imbarazzi tra alleati.
Nessuna di queste domande attenua le responsabilità di chi ha sequestrato, torturato e ucciso Giulio. Ma quelle responsabilità non devono chiudere la ricerca di ogni altro elemento rilevante.
Cambridge risponda alle domande. Londra garantisca piena collaborazione. Roma la pretenda.
Leggi l’articolo di Fausto Biloslavo su il Giornale
Associazione per la Giustizia e il Diritto Enzo Tortora APS